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A Regola d'Arte

Questo piccolo spazio virtuale mi offrirà l’opportunità di dedicarmi almeno per pochissimi attimi a qualcosa che amo davvero.

Non aspettatevi arringhe sull’arte e l’essere artista, non aspettatevi recensioni pertinenti e tecniche.
Forse più che essere un blog dedicato all’arte questo, potrebbe diventare un blog dedicato ai sentimenti; ai sentimenti che l’arte traduce in azioni, colori, linee, immagini più o meno complesse.
Ma chi sono (?), vi chiederete…

Sono diventata ingegnere per sbaglio, passo la mia vita ad emozionarmi e tediarmi quando le emozioni non rispecchiano quello che mi aspetterei.
Amo i gatti, leggere, suonare il piano, fare foto, mangiare e cucinare.
Se qualcuno di voi volesse vedere una mia galleria di fotografie, le può trovare su Flickr… Basta un clic esattamente… QUI!

Mi auguro che A Regola d’Arte diventi un’opportunità di scambio di opinioni e di crescita personale.

Grazie a tutti coloro che mi sosterranno!

😀

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Si può piangere per un monumento

Si può piangere per molti motivi.
Per la seconda volta della mia vita, ho pianto per un monumento.

La prima volta è accaduto alle superiori studiando la Cupola del Brunelleschi di Firenze. Non accadde chissà che, semplicemente mi soffermai per la prima volta sulla bellezza di un monumento e sugli sforzi mentali e fisici che lo avevano generato. A volte capita di empatizzare con una idea o con un concetto al punto di farlo proprio e spogliarlo di ogni ingenua banalità.

La seconda volta è stato ieri.

Ore 21:20 circa. Edizione straordinaria del telegiornale.
Il sangue si gela nelle vene, sono molto emotiva e capire in pochi istanti che era successo qualcosa di così importante da interrompere il palinsesto Rai mi ha immediatamente provocata una stretta alla gola.
Non si trattava di attentati o altro (pensavo già ad una guerra, immaginatevi Amélie quando vedeva se stessa vittima di una strage e immaginava il suo funerale alla TV) , stava prendendo a fuoco la Cattedrale di Notre Dame de Paris.
Terribile, terribile.

Non riuscivo ad emettere suoni e guardavo il susseguirsi di immagini sullo schermo con sguardo vuoto. Assente.

Ho visitato per la seconda volta Notre Dame l’anno scorso. L’ho fotografata, l’ho filmata e ho ammirato per quarti d’ora i suoi graziosissimi gargoyle dal basso e dall’alto.
Fotografavo con foga, come quando si è di fronte alla coppa di gelato più grande e buona del mondo, come una bambina golosa che ha paura di perdersi qualcosa della prelibatezza che ha in quel momento fra le sue mani.

-Adoro il gotico!-Guarda quel Gargoyle sembra Milo quando mangia!- (Milo è il mio gatto o demon, per fare riferimento al romanzo La Bussola d’Oro).
Commenti stupidi, alimentati da eccitazione e contentezza.

Ho fotografato perfino nel bookstore la palla con la neve artificiale contenente un piccolo gargoyle in plastica… Ne avrei forse voluto portare uno a casa…
Un sogno, il gotico mi porta sempre nei miei sogni…

Oggi ad un giorno, ormai, dall’incendio che è già passato alla storia di questi anni, si dice che grazie a diverse donazioni presto si ricostruirà il tetto crollato della navata principale, le vetrate sciolte dal calore, la guglia crollata come la statua di un dittatore dopo la sua morte.

Non sarà mai più la Cattedrale che conosciamo, con i suoi legni, testimoni di tecniche oramai obsolete di costruzione, con le sue pietre, i suoi vetri. Non saremo noi ad apprezzare il nuovo che incontrerà il vecchio… Continueremo ad essere nostalgici per almeno una o due generazioni e poi forse, Notre Dame tornerà all’antico splendore agli occhi dei nostri nipoti con quel tocco di mistero in più.

Su flickr ho pubblicato un piccolo tributo con le foto scattate quasi esattamente un anno fa… Per visualizzarlo basta fare click qui.

 

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Torino – La Cappella della Sindone

Aprile 1997. Avevo 12 anni.
Ricordo vagamente le notizie che echeggiavano in casa riguardo l’incendio della Cappella della Sindone a Torino.
Era una delle prime volte che sentivo il nome *sindone* . Vi risparmio come oggi schernisco questo feticcio religioso chiamandolo con una buffa espressione.

La Sindone fino a quel momento era custodita ad una teca posta al centro della cappella del duomo di San Giovanni Battista.
Eroica e mitizzata è stata l’impresa del pompiere con riuscì (a detto di molti) a rompere la teca spinto da una forza indotta e portare il lenzuolo “in salvo”.

Come sanno tutti coloro che mi conoscono sono atea ma adoro qualunque tipo di tempio religioso perché spesso si tratta di gioielli architettonici o testimoni di un’epoca. Ed ecco spiegato il perché di post inerenti a luoghi religiosi.

La Cappella della Sindone è obiettivamente bella.

La Cappella fu progettata dall’architetto messinese Guarino Guarini autore anche di altri monumenti barocchi della città come Palazzo Carignano e il Castello di Racconigi.
Da Settembre 2018 al termine di un geniale restauro e la sua chiusura al pubblico durata 28 anni, è possibile visitare il monumento che a causa della disgrazia avvenuta ha aumentato il suo fascino.

Ho visitato la Cappella della Sindone in una soleggiata giornata di Dicembre. Essendo incluso nel circuito Torino Musei non ho pagato l’ingresso (per chi volesse programmare una breve vacanza a Torino, vale la pena comperare la card al costo di 52 euro che verrà ammortizzata già con 4-5 ingressi alle varie attrazioni della città).
Appena entrata sono attratta dai due punti di forza di quel luogo: la luce (guardando in alto), l’altare in legno posto al suo centro ancora carbonizzato (guardando di fronte).
Un pannello esplicativo spiega che l’altare verrà restaurato in un futuro e francamente non sono d’accordo: lascerei in questo caso al restauro il solo compito di mantenerlo così com’è in ricordo di ciò che è avvenuto.>
Per il resto c’è poco da dire: si rimane col naso per aria a scattare foto come a volersi portare a casa un po’ di quella luce calda, non ho nemmeno approfondito le tombe presenti attorno, le sculture… Nulla. La mi attenzione era tutta per la luce, l’altare e i marmi neri che decorano il contorno  dell’ambiente in cui ci si trova.

Riporto sotto alcune immagini che ho scattato ancor più felice di farlo perché stavo inaugurando la mia nuova macchina fotografica!

🙂

 

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Eccomi qua

Eccomi qua.

Sempre io.
Capelli un po’ più lunghi (e incolti), 2 chilogrammi in più, molte novità.
Ho cambiato casa, ho cambiato lavoro, sono andata a convivere, ho 3 gatti anziché 2 e ho una nuova macchina fotografica.
L’unico aspetto negativo in tutto questo è il mio continuo chiedermi se mai riuscirò a realizzare almeno la metà dei miei buoni propositi. Almeno la metà.
Nemici dei miei progetti, il tempo, il sonno, il lavoro, la pigrizia.

In questi mesi ho viaggiato poco ma ho già prenotato un weekend a Malta e una settimana intera a Londra (in cui torno per la seconda volta) e spero di riuscire intanto a vedere Napoli. Non so perché, sono anni che voglio visitarla.
Altro? Per ora no, compro manuali per lo studio della luce nello still life e scrivo questo breve post con una coperta sulle spalle, nella serata in cui Torino attende una nevicata annunciata il dolby surround da social network e giornali.
Il silenzio avvolge la casa, i mici dormono ed io ho sonno, peccato.

Nel prossimo post vi parlerò di un grande ritorno a Torino… Ma non anticiperò nulla. 🙂

A presto!

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Kōstas Geōrgakīs

Corfù, estate 2017: sole, venticello e mare.

Molti turisti passeggiano sulla via principale di Corfù o Kerkira, mangiano una crepes, assaporano il souvlaki e distratti dal loro essere in vacanza ignorano una statua situata in una piazzetta.

-Cosa raffigura? Sembra Lupin!! Che bella!”- dico.

La statua raffigura un giovane, un bel giovane, che indossa una cravatta stretta e lunga come quella di Lupin nel celeberrimo cartone animato.
Ovviamente non era Lupin: al suo fianco una targa riporta la seguente effige

Kōstas Geōrgakīs
Studente Corfù 1948-1970 Genova
Si è sacrificato per la libertà e la democrazia della Grecia

Dandosi fuoco a Genova in Italia il 19 Settembre del 1979

Non posso fare a meno di pensare e di agire come una persona libera..!”

Sono andata immediatamente a documentarmi, volevo sapere chi fosse costui.

Kōstas, era uno studente in geologia. Studiava nella città di Genova, città in cui si trasferì dopo il colpo di stato del 21 Aprile 1967 avvenuto in Grecia.
Durante il periodo compreso tra questa data e il 24 Luglio 1974 si susseguirono una serie di governi militari anticomunisti.
Kōstas anche dall’Italia continuò ad essere un attivista contro il governo militare e rilasciò interviste in cui fece scomode dichiarazioni. Dopo diverse ricerche il governo Greco scoprì la sua identità e fu così che Kostas vide annullati la sua esenzione alla giunta militare e il sostentamento mensile inviatogli dal padre.
La giunta volle punirlo per la sua iscrizione al movimento antigiunta e la sua famiglia gli inviò lettere in cui descriveva le pressioni subite.
Le conseguenze di queste rappresaglie, indurono Kōstas a togliersi la vita come atto di protesta.

C’è chi potrebbe criticare questo gesto, chi può assecondarlo chi può viverlo passivamente con la tristezza negli occhi. Nessuno di noi penso però che possa permettersi di giudicare.

Kostas alle ore 13 del 19 Settembre 1979 a bordo della sua FIAT 500 giunge in Piazza Matteotti a Genova.
Si cosparge con la benzina contenuta in una tanica e si da fuoco. Si racconta che gridasse “Viva la Grecia”, “Abbasso i tiranni!”, “Abbasso i colonnelli fascisti” “L’ho fatto per la mia Grecia”.
Scappò quando dei netturbini tentarono di aiutarlo.
Morì, 9 ore dopo sussurrando “Viva la Grecia libera”.
Lasciò due lettere: una destinata al padre e una alla fidanzata Italiana.

Le cose andarono più o meno così.

Quanto più e quanto meno non ha importanza. Ciò che conta è sapere che Kōstas è esistito.
Se avete intenzione di andare a Corfù, cercate la statua a lui dedicata. La troverete nel centro storico a fianco ad una creperia che si chiama Earth Café
a questo indirizzo: 86 Evgeniou Voulgareos.


Ciao Kostas, questo post è per te.

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Siviglia

Sono riuscita a vedere in questi mesi due città diverse tra loro ma uniche nei loro generi: Siviglia e Parigi.

In ogni viaggio porto con me la mia Nikon D3300 (avrei comunque il bisogno di aggiornarmi magari con una mirrorless, più compatta e leggera) il mio grandangolo 11-16mm Tokina e l’obiettivo fisso Nikkor 35mm.
Inserisco nella reflex un card da 32 GB libera e in tasca ne tengo sempre una da 8 GB perché temo sempre di terminare la memoria e non poterne quindi scattare delle altre… E nel caso accadesse, son certa che Marphy lo vorrebbe nel giorno in cui ho programmato la visita più importante del viaggio.

In ogni caso, da quando mi sono avvicinata al fantastico mondo della fotografia, non ho mai provato dispiacere nel lasciare a casa qualche vestito in più per fare spazio nella valigia alla mia attrezzatura.
Comincerò a condividere con voi i luoghi che ho ritenuto più belli ed emozionanti di Siviglia e tratterò Parigi, in un post futuro, magari quando avrò finito di sviluppare le n-mila foto scattate in questo viaggio!

Siviglia

Siviglia è una di quelle città da visitare con la Nikon al collo.
Non è possibile resistere alle facciate graziose dei suoi palazzi, alle azulejos che incorniciano i negozi, alle vetrine straripanti di ventagli colorati che sembrano litigare per mettersi in mostra uno sull’altro.

Ma non sempre l’obiettivo è in grado di catturare quello che l’occhio vede e apprezza… Ed è proprio per questo che esistono Steve Mc Curry, Salgado… E poi i comuni mortali che girano con una Nikon D3300 appesa al collo 🙂 . Questo per dire che una volta giunto il momento di sviluppare con Lightroom tutti i miei scatti, mi sono accorta che la percentuale di foto da cestinare era più alta del previsto. Disastro. È proprio vero che “non bisognerebbe mai giudicare un fotografo dalla pellicola che usa ma da come la usa”. Lo disse Ernst Haas e aveva ragione.

Il tema di questo viaggio è il colore, celebrato in ogni momento della giornata: durante la colazione, le passeggiate e a tavola (in merito al cibo parlerò di due locali in un post dedicato… Non vedo l’ora!)

L’archittettura mudéjar

Grazie al viaggio a Siviglia ho conosciuto l’architettura mudéjar: vale a dire arte ispanica imbastardita dalla dominazione del musulmano al-Andalus, uno splendido connubbio tra eleganza e stile arabo da Mille e una Notte.
Partitò perciò ad elencare i luoghi di Siviglia che più mi son piaciuti cominciando dall’Alcazar per poi aggiungere anche altri luoghi simbolo della splendida città andalusa.

L’Alcazar

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L’ *Alcázares Reales de Sevilla* è il palazzo reale situato nella città. La sua storia è intrigante ma complicata per questo vi rimando a Wikipedia, se siete curiosi di conoscerla.
Gli archi detti ‘a ferro di cavallo’, i colori, le pareti smaltate, i mosaici e il giardino della Alcazar portano il visitatore in una realtà meravigliosa.
Ogni stanza è una sorpresa, ogni scorcio provoca un piacevole disorientamento -dove mi trovo, in Spagna? O… In IRAN*?!-
Raggiungere l’Alcazar non è difficile: Siviglia è una città a misura d’uomo, con delle scarpe comode è possibile girarla a piedi (sole permettendo).

 

Plaza de España

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Questa piazza meravigliosa è stata commissionata per l’Esposizione ibero-americana di Siviglia del 1929.
La piazza ha una forma semicircolare ed è composta da mattoni, marmo e piastrelle in ceramica: un tripudio di colori che fa restare a bocca aperta anche il più avvezzo al viaggio.
All’interno della piazza scorre in un canale il fiume Guadalquivir    “abbracciato” da quattro ponti.
Lateralmente vi sono una serie di panche con decorazioni rappresentanti i capoluoghi della Spagna.

 

La Cattedrale e la Giralda

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La Cattedrale di Santa Maria è in stile gotico ed è la quarta Cattedrale gotica più grande al mondo.

Addentratevi al suo interno per una immersione ‘a sesto acuto’ ma non dimenticate di guardare, anche camminando all’indietro, la *Giralda* mentre vi allontanate!
La Giralda è la torre campanaria della Cattedrale derivata da quello che nel Medioevo era il minareto più alto del mondo (104 m).
Sarà che amo l’architettura araba, ma questa Dama a pianta quadrata non può essere ignorata finchè lo sguardo ha la possibilità di raggiungerla da ogni punto delle strade che portano alla Cattedrale.

Plaza de Toros

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Il nome la presenta: è la piazza a pianta circolare che ospita le Corride fin dal 1765.
Farò una piccola premessa: visitare questa piazza è stato per me un segno di grande apertura verso una pratica che non condivido e che mai riuscirò a giustificare.
Seguo una dieta povera di carne e sono contro ogni genere di specismo ma ammetto che questa visita mi ha rivelato aspetti di questa pratica così crudele che tuttavia, mi hanno affascinata.

All’ingresso non è difficile fare coda: le visite sono organizzate per fasce orarie e due guide accompagnano i visitatori lungo il percorso che porta nelle sale interne, nella cappella in cui il torero si raccoglie prima della Corrida e nel cuore della piazza.
Durante la visita si ha quasi l’impressione di essere sorvegliati a vista datoche la seconda guida ha solo il compito di aprire con le chiavi i locali e richiuderli appena tutti i componenti del gruppo sono usciti, ci si può sentire fuori posto come quando si visitano luoghi sacri non essendo credenti.
Questa gelosia non è così strana se si pensa che in fondo per i *sevillanos* Plaza de Toros è un posto sacro in cui il coraggio dell’uomo affronta l’animale che per loro rappresenta forza, coraggio ed eleganza.

Dopo questa esperienza ho voluto guardare su YouTube la fine di una corrida: l’uomo è in grado di cambiare i connotati della crudeltà se mascherata da coraggio e false abilità. Ora ho capito veramente il perché di tanto dolore e a maggior ragione non condivido. Forse il vero fascino sta nell’avvicinarsi all’ingiustizia per poterne riconoscere i connotati.
La struttura è affascinante, bella e spagnoleggiante: i colori predominanti sono il rosso, il bianco e il senape del terriccio.
Visitare Plaza de Toros è un’esperienza, vincete il disprezzo e avvicinatevi.

Metropol Parasol o Setas

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Questa immane struttura in legno non è altro che un gigantesco ombrellone costruito per fare ombra e dare respiro a chi ha la fortuna di vivere nel caldo torrido di questa città. È da considerarsi uno dei simboli più importanti di Siviglia assieme alla Giralda.

Fotografata di notte moltipica il suo fascino.

Abitando a Torino non posso non rivolgermi ai torinesi e tutti coloro che hanno la possibilità di partire dall’aeroporto di Caselle e di approfittare del volo Blue Air Torino-Siviglia prima che venga soppresso (come è stato per il Torino Copenaghen). Per cui prenotate e… Enjoy!

A presto!

Siviglia (14 di 5)
Plaza de Toros – arena
sivy (4 di 11)
Ventagli

 

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Stile mudéjar
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Plaza de España – scalinata

Il Flebile Filo della Memoria

Eravamo fermi da un po’.
Non capivamo cosa stavamo aspettando.
Ad un certo punto sento delle grida: “Entrate! Forza-Forza!”
La coda di persone davanti a me avanza fino a quando un uomo non mi prende per un braccio e mi spinge in una stanza.

Ci viene urlato di metterci in fila. Non potevamo parlare non potevamo far nulla.
Ci viene consegnato un numero e ci viene chiesto di riporre gli oggetti personali dentro un sacchetto.
Mi viene chiesta l’età e se ho denti d’oro in bocca. Rispondo di no, quasi come se quella domanda fosse normale.
Con indifferenza mi viene indicato dove mettermi.

Intorno a me si formano file di persone, gli sguardi degli innamorati si inseguono, quelli delle madri e dei figli implorano.
Un bambino si aggrappa al ventre della madre quando essa viene chiamata.
“Ruhe!!” grida la donna col cappotto nero e gli stivali.

Zitti, dovevamo stare solo zitti.

Veniamo nuovamente spinti, le luci si spengono e non capiamo dove stiamo andando. Mi sentivo spaesata.
Ci hanno radunati sotto una tenda, stipati come le sardine.

Si accende la luce e sul telo di fronte a noi vengono proiettate le immagini di deportazione, morte e dolore di ieri e di oggi.

Per fortuna non ho vissuto un’esperienza da non ripetere, si tratta solo di uno spettacolo teatrale in cui senza alcun preavviso gli spettatori si sono ritrovati a farne parte.

Lo spettacolo si intitola Il Flebile filo della memoria” e ha avuto luogo al Museo del Carcere Le Nuove a Torino. Lontani dal Centro è la compagnia teatrale che lo ha portato in scena.

Come accade (credo) sempre più spesso nel teatro moderno, si potrebbe parlare di un esperimento sociale. Un vero e proprio gioco di ruolo.
Durante lo spettacolo mi guardavo attorno: c’era chi per
la sua razionalità non riusciva a partecipare, chi ne era sconvolto, chi aveva gli occhi lucidi proprio come se si trovasse davanti ai cancelli di un campo di concentramento e chi ha abbracciato la madre per non farla andare via.
Per fortuna è stato solo un gioco… Ma ha funzionato.
Le persone hanno ricordato davvero perché hanno condiviso, almeno in parte, l’orrore che si prova di fronte alla deportazione.
Che poi, riflettendoci bene, la deportazione è un orrore simbolo di tutti gli orrori e di tutte le mortificazioni che ancora oggi esistono… E non parliamo solo di catastrofi ma anche di azioni che ogni giorno avvengono sotto i nostri occhi come il saluto romano di un calciatore in campo o la solita scritta impressa su un muro coronata dalla croce celtica.

Sapete cosa mi ha colpito più di tutto quello che ho visto l’altra sera? Vedere le persone abbracciarsi dopo essersi ricongiunte.
Abbracci tra amici, fidanzati e parenti. È stata forse una delle cose più belle che io abbia mai visto nella mia vita.

E allora… Free hugs per tutti!

free-hugs

Quegli ottanta euro di Renzi bucati

È sempre così.
Si trascorre del tempo in un altro luogo… E sulla via del ritorno si è assaliti da mille pensieri.

Non erano in programma i due giorni appena trascorsi a Catania e questo li ha resi ancora più preziosi.
Ho preso la decisione nel giro di mezz’ora dopo aver constatato la scorsa settimana, che Ryanair aveva reso economicamente accessibili due voli (uno di andata e uno di ritorno) per e da Catania.
Ho potuto così fare un secondo regalo ad una delle persone più importanti della mia vita per il suo compleanno e respirare dell’aria sana.

Ero in aereo in attesa del decollo oggi quando pensavo a quanto investo in termini di denaro in viaggi e hobby… A quanto mi pesa quando obbligo il mio punto di vista a coincidere con quello degli altri e a quanto mi sento libera e felice se penso al vero valore di ogni viaggio e di ogni scoperta.
Potrà ora sembrarvi che io stia passando di palla in frasca ma vi renderete conto di quanto la riflessione sul valore delle cose sia stato il leitmotiv di questo breve soggiorno.

Ieri mattina siamo andati a visitare il Castello Normanno di Aci Castello, luogo molto caro a lui legato al suo passato e ora… Luogo caro anche a me.
Il Castello spoglio ma ben conservato si erge sul mare.
Una scalinata conduce alla biglietteria e quindi all’ingresso dopo il quale si è immediatamente abbracciati dai muri in pietra del Castello.

Stavamo osservando il mare e la luce che si rifletteva sulle onde facendolo luccicare quando un signore attirò la nostra attenzione dicendoci “Signori se vi interessa, sto per dare qualche nozione sul Castello!”. “Volentieri!” rispondo.
Il signore in questione, che rivelerà solo alla fine della chiacchierata di chiamarsi Davide, non era molto alto, aveva i baffi e un sguardo sincero.
Ci ha raccontato con molta maestria che era possibile esprimere un desiderio dopo aver fatto gettare una monetina in un pozzo da un prescelto del gruppo di perosne che lo stava ascoltando e dopo aver ripetuto tutti in coro una buffa filastrocca.
Davide, si descrive come poeta, parla utilizzando suoi versi o parafrasando quelli di altri e racconta del suo amore per la famiglia e il Castello di cui è divenuto custode dopo essersene innamorato da giovincello. Davide è un uomo che sa cos’è l’amore.

Capite bene, che dopo un incontro così non si può non essere felici di aver investito denaro per un viaggio così breve per vedere il proprio amore e ammirare la bellezza della Sicilia e dei suoi personaggi….
Il Signor Davide Poeta (così lo voglio soprannominare) mi ha regalato ciò di cui avevo bisogno per affrontare questo 2018 appena iniziato: col suo diapason ha dato il LA per intraprendere la strada dell’ironia e convertire il malcontento in qualcosa di prezioso… è un po’ come guardare attraverso gli 80 euro di Renzi dopo averli forati e commuoversi per la bellezza del mare di Aci Castello. [Cit. Davide] 🙂

Potete trovare informazioni e riscontro di quello che vi ho appena raccontato su Trip Advisor e altri siti.
Appena arrivata a casa ho fatto una ricerca e il Signor Davide Poeta ha subito avuto non solo un nome ma anche un cognome: Davide Aricò ed è davvero un poeta.

Aci (3 di 1)
Vista del Castello

 

Aci (3 di 2)
Vista mare
Aci (1 di 2)
Dettaglio